TORINO – Lo scorso 1° settembre è morto a Torino, per insufficienza renale, il monaco ecumenico e saggista Enzo Bianchi, da tempo malato. Nato a Castel Boglione (Asti) nel 1943, è stato fondatore della Comunità monastica di Bose nel 1965, comunità orgogliosamente ecumenica, di cui è stato priore fino al gennaio 2017.

Agli inizi di giugno del 2021 si trasferì a Torino in un alloggio fornitogli da amici, poichè nel febbraio 2021 la Santa Sede gli aveva ingiunto di abbandonare Bose e di recarsi in una filiale del monastero in Toscana.

Il padre era figlio di russi fuggiti alla Rivoluzione che, arrivati in Italia, avevano cambiato cognome in “Bianchi” mentre sua madre era italiana ed era morta quando lui era ancora bambino. Si diplomò in ragioneria ed intraprese gli studi in Economia all’Università degli Studi di Torino. Durante gli anni universitari anima, con i suoi amici di diversa confessione cristiana, uno dei primi gruppi biblici che, sulla scorta del Concilio Vaticano II, nascevano come riscoperta di una vita cristiana radicale fondata sull’ascolto del Vangelo. Questa esperienza, tra le altre, fece maturare in lui il desiderio della vita monastica. Fu particolarmente attivo negli ambienti della FUCI, che in quegli anni formava parte significativa della futura classe dirigente cattolica.

Senza aver terminato gli studi universitari, si ritirò in solitudine in una cascina nella piccola frazione di Bose a Magnano (Biella), sistemata con alcuni degli amici con cui aveva condiviso gli anni di studio. Resterà solo per i primi tre anni, a partire dall’8 dicembre 1965, data da lui scelta per segnare l’inizio della sua esperienza, nel giorno in cui ha termine la celebrazione del Concilio. Nell’autunno del 1968 arrivarono i primi fratelli e sorelle, cattolici e protestanti, che con lui iniziarono la vita in comune, nel celibato, nella preghiera e nel lavoro. Iniziò così la Comunità monastica di Bose, che sarà riconosciuta nel 2000 come associazione privata di fedeli secondo il diritto canonico. Dopo il consolidamento della comunità, nel corso degli anni Enzo Bianchi dedicò il suo ministero soprattutto alla predicazione, in comunità e nelle chiese locali, cattoliche, protestanti e ortodosse.

Molto feconda fu anche la sua attività come pubblicista di tematiche religiose e di attualità contemporanea, sui giornali La Stampa, la Repubblica, L’Osservatore Romano, Avvenire, Famiglia Cristiana e, in Francia, La Croix, Panorama e La Vie. Ha inoltre diretto per 15 anni, fino al 2005, la rivista Parola, Spirito e Vita, collaborando pure con la redazione della rivista internazionale di teologia Concilium. Nel 2004 fece parte della delegazione inviata a Mosca da papa Giovanni Paolo II per restituire l’icona della Madre di Dio di Kazan’. Nel 2008 e nel 2012 partecipò come esperto nominato da papa Benedetto XVI alle Assemblee generali del Sinodo dei vescovi, dedicate la prima alla Parola di Dio e la seconda alla Nuova evangelizzazione.

Dopo le sue dimissioni da priore di Bose, il 1º dicembre 2019 il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, indisse una visita apostolica alla comunità. Il 26 maggio 2020 fu divulgata la notizia che, a seguito della visita apostolica svoltasi fra il dicembre 2019 e il gennaio 2020, la Santa Sede aveva disposto il suo allontanamento a tempo indeterminato dalla Comunità di Bose e quello di altri 3 membri per un periodo di 5 anni. Solo nel giugno 2021 Enzo Bianchi lasciò effettivamente Bose per trasferirsi a Torino in una abitazione di amici. Ad aprile 2022 rese pubblico un comunicato in cui annuncia di aver acquistato un nuovo casale dove sarebbe andato a vivere con alcuni monaci. La Segreteria di Stato vaticana, nel frattempo, invitava i vescovi a non accogliere in nessuna forma il monaco, vittima di accanimento negli ultimi anni della sua vita, fino all’epilogo di martedì scorso all’Ospedale Molinette di Torino.

Nella sua quasi sconfinata produzione possiamo citare Un Rabbi che amava i banchetti. L’Eucaristia narrata ai bambini (Torino, Marietti, 1985), Amici del Signore (Torino, Gribaudi, 1990), Vivere la morte (Torino, Gribaudi, 1992), Non vi sarà più notte. Notte della Fede, notte della Chiesa (con Luciano Manicardi e Carlo Maria Martini, a cura di P. Marangon, Brescia, Morcelliana, 1996), Pregare i Salmi (Milano, Gribaudi, 1997), L’Apocalisse di Giovanni. Commento esegetico-spirituale (Magnano, Qiqajon, 1999), Cristiani nella società (Milano, Rizzoli, 2003), Vivere è Cristo. Esercizi spirituali (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2006), La differenza cristiana (Torino, Einaudi, 2006), Nuovi stili di evangelizzazione (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2012), L’amore scandaloso di Dio (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2016), Gesù e le donne (Torino, Einaudi, 2016), Dove va la Chiesa? (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2023).

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